La “mia” Trapani

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La “mia” Trapani

Un atterraggio perfetto, l’applauso dei passeggeri, un paio di valigie e infine verso l’auto.
Durante il percorso dall’aeroporto a casa non potevo immaginare la città perchè non vi ero mai stata prima.
Arrivai e vidi dinanzi una strada in pietra molto animata, con diversi ristoranti e tante persone sedute ai caffè.
Da una finestra socchiusa arrivava il suono dolce e malinconico di un clarinetto le cui note furono presto accompagnate dai versi dei fieri gabbiani in volo.
Tali suoni evocarono subito in me la percezione che quel luogo racchiudeva in sé una grande magia fatta di tradizione, passione e incanto. Una miscela di dolore, amore e intenso trasporto. E poi schiettezza, orgoglio, sfacciataggine, genuinità e struggente bellezza.
In fondo alla via si alzava un palazzo con due grandi orologi illuminati che parevano quasi scandire le onde, rispettivamente, a sinistra del Mediterraneo e a destra del Tirreno.
Il vento del sud portava con sé un intenso odore salmastro e diffondeva nell’aria il profumo del sesamo tostato e del pane caldo appena sfornato.
Una volta a casa lasciai le valigie sul pavimento e di corsa saliì le scale per uscire dalla porta posteriore e, finalmente, godere dello spettacolo della natura.
La piccola porta azzurro cielo dava sulle mura di pietra della città. Sembrava una lunga terrazza con vista sul mare.
Dinanzi a me, una linea di luci riflesse nell’acqua disegnava il profilo delle case fino al monte che, imponente, si erge sopra la città.
Ne respirai profondamente e pensai al giorno successivo, quando avrei potuto godere dei prodigiosi colori del mare sorseggiando il primo caffè del mattino.
E difatti, rimasi estasiata di tale scenario. Adesso potevo vedere chiaramente tutti i dettagli che la notte aveva precedentemente occultato. Il bastione ad ovest e, oltre di esso, il mare aperto. Alcuni pescatori, parlando tra loro in un dialetto stretto, si allontanavano dalla riva con le loro barche colorate. Nel cielo terso transitavano di tanto in tanto delle nuvolette bianche e il sole splendeva e asciugava file di panni stesi profumati di lavanda. L’acqua cristallina e trasparente diventava gradualmente blu cobalto fino all’orizzonte. Il mare era calmo, era uno specchio e finalmente avvertiì una sensazione di pace.

Sapevo bene che ogni cosa ha un lato dolce e uno amaro, ma mai avevo saputo quale era il mio posto fino a quel momento.

Trapani, Settembre 2014

Sabrina Cristallo

 

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